La storia di Palinuro

La storia di Palinuro nella mitologia romana

La storia di Palinuro è ricca di fascino, ed il merito è anche delle leggende che aleggiano intorno alla selvaggia bellezza di Capo Palinuro. La località è infatti protetta dall’immenso arco di roccia frastagliata che si protende nel mare a protezione di una baia che è riparo e porto naturale per i naviganti. Così appariva anche in tempi lontani agli Argonauti, ai Fenici, ai Greci che frequentarono queste zone.
Il nome stesso della località richiama alla mente la figura del nocchiero di Enea, Palinuro appunto, che si innamorò di una splendida fanciulla di nome Kamaratòn (da qui Camerota), inseguendone l’immagine fino in fondo alle scogliere del Capo, che da allora prese il suo nome: Capo Palinuro.
Palinuro è un personaggio della mitologia romana, il mitico nocchiero di Enea, caduto in mare di notte, tradito dal dio Sonno, mentre conduceva la flotta verso l’Italia.
Prima di arrivare alle coste del Lazio, Enea era passato dinanzi all’odierno capo Palinuro e lì, una notte, il suo nocchiero Palinuro, cadde in mare per volere divino: Nettuno, in cambio della promessa di proteggere Enea, fatta a sua madre Venere, aveva chiesto una vittima.
Per questo Palinuro morì, nonostante fosse riuscito a raggiungere a nuoto la riva.

Scambiato per un mostro marino dagli abitanti del luogo, venne da questi ucciso e il suo cadavere venne abbandonato alle acque. Per questo motivo le acque di Palinuro hanno un fascino divino, c’è chi pensa di vedere vagare lo spirito di Palinuro, e chi ancora sente le grida disperate di un personaggio mitologico che non ha mai smesso di esistere nel mito e nelle leggende.
La storia di Palinuro è anche un punto di riferimento per il turismo internazionale, oltre che nazionale, il cui riferimento è proprio il Cenotafio di Palinuro, il sepolcro fu infatti eretto dai Lucani per scongiurare la maledizione che si era abbattuta sul loro popolo.
Il Cenotafio rappresenta un sepolcro vuoto, eretto dai Lucani per espiare le proprie colpe. Visitandolo si può notare che proprio sulla piccola altura, inizia ad intravedersi il porto e non si può che restare colpiti dalle pietre rosse, di cui si narra la particolarità, di essere state passate con il fuoco. Simbolicamente qui riposano le stanche membra di Palinuro. Nell’anno 1930, la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Salerno, pose il proprio sigillo, a riconoscimento della storicità del monumento.

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